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Spero che voi sappiate cosa farvene di questo bottone!

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venerdì, 16 dicembre 2005

Equilibrismi

Da uno scambio di post con una mamma adottiva sul fatto che spesso le donne in gravidanza sono piene di dubbi riguardo al bebè in arrivo.

Serena:
Ma chi siamo noi mamme adottive delle pazze? Innamorate del loro bimbo semplicemente dal nome? Non lo so. Io e tante altre mamme andiamo nella cameretta già pronta da mesi dei nostri bimbi e la guardiamo la riguardiamo facciamo il letto e lo disfiamo. Siamo pazze?
No siamo semplicemente innamorate dei nostri figli.E ora io mi chiedo come è possibile non parlare ai figli che tenete in grembo, come fate a non essere sicure di desiderarli? Noi pazze parliamo alle loro foto perchè
altro non abbiamo.


E' possibile Serena, è possibile perchè siamo esseri umani, non wonderwoman. Perchè l'ignoto fa paura e la paura fa pensare pensieri che non si vorrebbero. Non pensare che noi non si sia innamorate dei nostri figli. Ma l'amore immaginato ha per forza un punto di rottura con l'amore "vero". L'amore immaginato è perfetto e senza difetti, come l'innamoramento come dici tu. L'amore vero è fatto di contrasti tra i tuoi desideri e i suoi, è fatto di due identità che cozzano fra loro, di sacrifici, di giorni bui e di giorni più felici. Di difficoltà superate insieme e di nuovi equilibri raggiunti. I primi tempi sono duri davvero, l'innamoramento deve infrangersi per lasciare posto alla realtà e chi l'ha vissuto una volta lo sa che non sarà la bella favola, che sarà un percorso che alla fine porterà nuovi frutti, ma non gratis. E chi magari adesso aveva raggiunto con fatica un nuovo equilibrio mi sembra umanissimo sia spaventato all'idea di mettere a "repentaglio" tutto per un altro nuovo di zecca e tutto da costruire.



venerdì, 02 dicembre 2005

La patatosa e il Cat incorniciato

Tanto vale che vi mostri queste due meraviglie però.

quadro



Avrei voluto tornare qui per altri motivi...

... ma ho avuto occasione di farlo per aiutare un'amica ad aprire un suo blog. Un blog per suo papà che è gravemente malato. Un blog intenso, dolorosissimo, splendido. Che ti inchioda lì a leggere con la paura che ti annoda allo stomaco e in un attimo tu sei lei e il suo papà è il tuo e il dolore è così grande, così insopportabile così tremendo.

Vorresti fuggire perchè sai che prima o poi tocca a tutti, e non ti capaciti della fortuna che hai avuto finora. I tuoi cari tutti in buona salute, un Natale ormai alle porte che si prospetta sereno e piacevole, eppure la paura è lì. In un altro posto, in un'altra vita il Natale è una meta che sembra lontana, irraggiungibile e che non si vuole nemmeno raggiungere. Perchè non si sa quante saranno le ore e i minuti che restano prima che i sorrisi divengano ricordi.

Ci sarà uno spazio anche per aggiornarvi sulle buone notizie - intuibili dai nuovi tiker in alto - ma non adesso, non oggi.

Oggi il mio pensiero è per Zig e per il suo papà Vittorio.



lunedì, 26 settembre 2005

Le torri delle fate dei fiori

Le torri delle fate dei fiori

Adgiate sui pendii ai piedi delle azzurre montagne, in un luogo magico che è un qui ed è un altrove, luminose e fulgide di colori sorgevano le torri delle fate dei fiori. Diverse e uguali, come diverse e uguali sono le loro abitanti.
Ad est, dove il sole che sorge tinge di riflessi indaco il cielo ancora assonnato, vive Genzianella, nella sua torre lilla. Nelle mattine luminose sparge sulle colline i suoi calici azzurri, che tinitinnano nella brezza leggera. Fragili, eppure determinate a spuntare fra le rocce, ed è la Determinazione che ci insegnano.
A mezzodì sorge la verde torre della fata Gelsomina, verde d'un verde tenero e chiaro come i suoi germogli, e bianca la sua cima e gialle le sue mura. Come bianchi e gialli i suoi piccoli fiori, che tutto avvolgono di luce e profumo. Essere eleganti e amabili, ecco la sua lezione.
Sul fare del tramonto sorge la torre di Potentilla, arancio e rosso come il sole al finire della sua giornata. Semisconosciuta questa fata, che di gialle e rosse corolle adorna le colline. Ella c'insegna l'amore materno poichè le sue foglie si chiudono a proteggere i fiori quando la piogga li sferza.
Ma c'è una quarta fata, Cat animabella, che le torri delle fate ha saputo scorgere nella bruma del mattino, nel riflesso del meriggio, nella fioca luce del tramonto.
Senzatempo ella vive in un giardino selvatico in qualche luogo, in una casa colorata e piena di lei e al tempo stesso così ordinata. La gatta sonnecchia e dondola e lei parla di poche parlole con voce flautata, forse per non svegliarla, ai viandanti giunti da lontano per vedere e sapere delle fate.
La piccola fata Patatosa, anche se inconsapevole, avrà sempre un ricordo di questa giornata.
Le torri delle fate dei fiori veglieranno sul suo sonno, portale verso mondi incantati.



venerdì, 05 agosto 2005

Un regalo

...il bambino era libero da ogni legame
nel paese della sottile luna crescente.
non e' senza ragione
che rinuncio' alla sua liberta':
sa che c'e' posto per una gioia infinita
nel cantuccio del cuore d'una madre,
ed e' molto piu' dolce della liberta'
essere preso e stretto fra le sue braccia...
(tagore)



martedì, 05 luglio 2005

Ana-grami

"Sto facendo una caccia al tesoro" è una scusa banalotta.

Però è verissima e mi servirebbe una mano con l'anagramma di questi siti (tutti italiani tranne uno)

1)PSDWLECHWECMSIWALOAIINGOL
2)RNWIYMWRGOAWIENCCAE
5)CMWFTWAAPNIIXAWILE
6)FOWTOOAILWTWTIR
7)MMWITOAWCIWII
8)PMAWRDSEWRERETMAIEWRENTIP
9)RTWAMWTATTLSRNEWIAETI
10)LOLWIPCTDRAWTELWEVAOALLI

Enigmisti che siete la fuori, fatevi avanti!

E' per la squadra delle tope d'assalto, sapete com'è.

 



martedì, 14 giugno 2005

Quello che alle donne non dicono

Lo dice questo post di ALittleLessConversation. Duro, puro, vero.

Il problema che se anche alle donne lo dicono finchè non sei dentro non lo sai quanto è buio il tunnel, la sensazione di essere in trappola e che ti fa sentire tutta sbagliata. Anche vero che quando esci non sei più la stessa. Probabilmente sei una persona migliore, chi può dirlo. Se sei una che fa parte della fortunata maggioranza un bel giorno tiri il fiato, guardi il cielo blu e poi il tuo nuovo, piccolo amore e senti che per essere passata attraverso "questo" il vostro legame non potrà essere paragonato a nient'altro, mai.

Se fai parte di una sfortunatissima e risicata minoranza, 'chè nessuno ti ha gridato "E' di qui l'uscita!!" "Vieni da questa parte!" "Tieni duro" avrai la vita spezzata, le prime pagine dei giornali e tutti che dicono "Ma come si fa? E' una pazza! Non è normale". Magari anche quelle che nel tunnel ci sono passate.

Merito o fortuna? Io non dimentico.



lunedì, 13 giugno 2005

Cosa significa il 75% di astensionisti...

...Ve lo spiegherò con una storiella.

Significa che in italia abbiamo 4 personaggi: Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

Matteo ha 20 anni, ha preso la patente, ha finito le superiori, ha un bel cellulare con la videocamera, una felpa con scritto "baci e abbracci", occhiali da sole grandi che coprono metà viso, un tatuaggio sul braccio e un'estate davanti. I giornali non li legge - ah la gazzetta è un quotidiano? allora li legge eccome - alla televisione solo calcio, automobilismo e l'isoladeifamosi. Incidentalmente con il compimento della maggiore età oltre a potersi firmare da solo le giustifiche ha acquisito il diritto di voto. Ma con gli amici della compagnia questo weekend dovevano andare al mare. Però il tempo fa schifo e allora tutti a vedere il motomondiale. Referendum? What's?

Marco ha 30 anni, ha sentito parlare del referendum solo in modo marginale, è giovane, abita ancora coi suoi, lavora e passa il weekend con amici e morosa. Forse tra un po' andranno a convivere ma per i figli c'è tempo. Fino all'ultimo non sapeva cosa fare e decide se votare sulla spinta dell'onda emotiva, che tanto i referendum si sa che non raggiungono mai il quorum. Che poi non hanno mica eletto i parlamentari perchè decidano loro? Quando sente che a mezzogiorno i votanti sono il 4% se ne lava le mani pensando che tanto non è per colpa sua se il referendum è fallito.

Luca ha 60 anni, abita in un paesino, ha moglie, figli, nipoti. Ha sentito parlare di un referendum in parrocchia, dal suo parroco che dice che qui è in ballo la vita umana, da quei bei cartelloni dalla grafica così accattivante che dicono "sulla vita non si vota", eppoi lo dicono tutti, anche Mons. Ruini, "non votate" e se lo dicono loro ne sapranno certo più di Marco. Che poi a lui la clonazione gli fa schifo e ne vuole sapere il meno possibile. Se ne sta a casa a giocare coi nipotini, che se non fossero venuti sarebbe stato il volere del Signore.

Giovanni ha 35 anni e amici o parenti con problemi di infertilità. Oppure potrebbero essere addirittura lui e sua moglie ad avere questi problemi. Può darsi che Giovanni sia sterile, che con sua moglie abbiano deciso di tentare la fecondazione eterologa. Oppure Giovanni e sua moglie potrebbero essere portatori sani di anemia mediterranea ed avere già un figlio malato e volere tentare di dargli un fratellino sano. Oppure ancora la moglie di Giovanni potrebbe avere meno di trent'anni, le tube ostruite e aver tentato la strada della PMA, ma essendo così giovane, che culo, tutti e tre gli embrioni le sono stati impiantati, sono sopravvisuti tutti e tre... ma per 15 settimane soltanto, poi uno è morto e ha messo in moto un aborto spontaneo che si è portato via anche i suoi fratelli.

Giovanni avrebbe voluto cambiare questa legge, ma a Matteo, Marco e Luca cosa frega?



venerdì, 10 giugno 2005

"Mi sento violentata, colpa della legge 40"

Posto la lettera che è on-line nel supplemento SALUTE di ieri di Repubblica Andatevi a leggere anche gli altri articoli (Cossu, Flamigni, Rodotà e Galimberti): bastano a fare il più efficace e veritiero dei dibattiti.

La lettera era già uscita la settimana scorsa in un quotidiano locale. É una testimonianza agghiacciante Crying or Very sad che la dice lunga su come la Legge 40 tutela la salute della donna e del concepito Exclamation


La testimonianza di una donna che ha tentato la fecondazione con la Fivet

Sono una donna di 31 anni, che cerca un figlio da 4 anni. Alla mia prima Fivet (dopo altri tentativi) era già, purtroppo, in vigore la legge 40. Mi sono stati prelevati 3 ovociti e per mia sfortuna si son creati 3 embrioni, si sfortuna perché se fossi una donna oltre i 35 anni o con dei problemi ormonali, questa prospettiva sarebbe stata una manna con le restrizioni della legge, ma per la mia giovane età clinica e la mia buona situazione ormonale è stato l'inizio della mia tragedia, perché ora c'è l'obbligo di impianto di tutti gli embrioni e non ho potuto chiedere di tenermi crioconservato il terzo embrione per una prossima inseminazione. Quindi con mia ingenua ignoranza mi sono stati inseriti tre embrioni, pensando che tutto sarebbe andato bene.
Alle mie beta positive ero al settimo cielo, era la prima volta in 4 anni che finalmente ero incinta, una notizia stupenda, per me, per mio marito, per i miei parenti: le beta erano molto alte. Sono andata raggiante alla mia prima ecografia per vedere quante camere gestazionali avevo. Il dottore sbianca e mi fa "signora ci son ben 3 camere gestazionali", lei ha una plurigemellarità, mio marito sbianca, io non so se essere felice o piangere, mi vengono spiegate tutte le conseguenze che comporta tale gravidanza, i rischi per me e per i bambini, il mondo inizia piano piano a crollarmi sotto i piedi, mio marito non ne vuol sapere di farmi correre certi rischi, vuole che io prenda una decisione, almeno per dare una sicurezza in più ai nostri bimbi e quindi di prendere la terribile decisione dell'embrioriduzione. Io al momento non ne voglio sapere, ma poi tra alti e bassi, tra una crisi isterica e l'altra (il mio stato psichico ormai era ad un bilico) cedo ed andiamo a parlarne con il ginecologo, il quale gentilmente mi fa notare che se anche la decisione è stata sofferta, dal punto di vista della mia cartella clinica è stata la scelta più giusta e si offre di cercare il centro italiano più idoneo per questa tecnica. Entrambi chiamiamo ospedali per fare questa richiesta, abbiamo chiamato da nord a sud e tutti ma proprio tutti i centri ci dicono che da quando è in atto la legge 40 questa tecnica è stata vietata per chi è rimasta incinta tramite PMA e che l'unica scelta italiana è o abortirli tutti o nessuno; un ginecologo siciliano mi fa presente che una sua paziente tramite giudice è riuscita a Cagliari a far praticare questa tecnica, ma a questo punto non me la sento più, non riesco a sopportare anche il peso di dover andare in tribunale...A questo punto io e mio marito decidiamo di lasciar perdere, di affidarci alla provvidenza e sperare di essere una di quei rari casi che una donna oltre i 30 riesca a portare a termine ed in sana salute una plurigemellarità...
Purtroppo questa storia non finisce qui, alla fine della 12esima settimana muore uno dei tre gemelli (uno dei rischi al quale in teoria ero preparata, ma del quale non si è mai realmente preparati). Di solito viene riassorbito o espulso, con me questo non accade, lui resta lì per un mese intero e cosa fa? Inizia ad imputridire. Naturalmente a questo punto si crea un'infezione che corrode i sacchi degli altri due fratellini, alla 18esima settimana ho la rottura delle acque, corro in ospedale disperata, distrutta, cercando dentro di me tutta la forza che devo avere per cercare di salvare questi due bimbi, resto con le gambe all'aria ed intanto prego, spero, ma loro non riescono a richiudere i sacchi, l'acqua continua inesorabilmente ad uscire, e loro pian piano si trovano sempre più schiacciati dal loro sacco vuoto... alla 19esima+5 scopro il dolore del parto, inizia un travaglio lungo 4 ore con tanto di doglie... ed alla fine non ce l'hanno fatta, sono usciti troppo presto.
Provo dolore e rabbia. Se non mi avessero impiantato 3 embrioni tutti in un colpo questi rischi non ci sarebbero stati, se avessi potuto fare quella terribile scelta alle prime settimane dell'embrioriduzione, non sarebbe morto così avanti con il tempo, non ci sarebbe stata infezione, probabilmente era destino, ma almeno avrei avuto una possibilità in più che questa legge non mi ha permesso. Ormai son passati 3 mesi dall'aborto e credevo di essere riuscita a superare un po' il mio dolore. Ma resta il fatto che i dottori per mal interpretazione della legge 40 non mi hanno permesso di praticare l'embrioriduzione, togliendomi l'unica speranza di salvarne almeno 2.
Il peggio di tutta questa storia è che mi sento sbagliata, mi sento sporca, mi vergogno per tutto quello che mi è accaduto, mi sento violentata da questa legge, eppure tutti questi sentimenti di sporcizia e vergogna dovrebbero provarli coloro che mi hanno messo in una difficile scelta prima ed in una dura agonia di perdita dopo...
Ora voglio solo girare pagina ed andare avanti, i miei tre piccoli angeli sono in cielo, ma non auguro a nessuno di soffrire di infertilità e di dover perdere una gravidanza in questo modo a causa di questa legge che ha ucciso i miei bambini.
F. S. (lettera firmata)


giovedì, 09 giugno 2005

Referendum: Lettera di un parroco lucchese ad un giornale

Scrivo per esprimere il mio profondo dissenso da quanto riportato nella prima pagina di Lucca Sette del 5 giugno 2005.

Tante sono le cose che vorrei ribattere agli articolisti (o articolista? Solo un articolo riportava la firma) ma mi voglio limitare a due argomenti.

1. L’ideologizzazione del dibattito.
Fin dall’inizio della campagna referendaria sono stato profondamente disturbato dall’ideologizzazione del dibattito intorno alla legge 40/2004.
È un atteggiamento trasversale rispetto ai due fronti e che porterà delle conseguenze che saranno assai gravi riguardo a questo problema, come anche ad altri similari che non mancheranno di presentarsi nei prossimi anni.
Cosa intendo con questo termine? Vedo l’ideologia come il tentativo di piegare la realtà alle proprie idee, idee che ci si rifiuta di verificare o attraverso procedure oggettive, laddove esse sono possibili, o attraverso un dialogo rispettoso verso gli interlocutori ed onesto nei confronti delle cose che dovremmo cercare di vedere per come esse sono e non per come le vorremmo.

Un esempio è la categoria di “vita” sbandierata dal fronte astensionista.
Che cos’è la vita? Se si sta ai discorsi che si sentono in questa area, vita è quando i due gameti, maschile e femminile, si incontrano e danno vita ad una cellula portatrice di un corredo genetico diverso da quello dei due organismi generanti. Questo è ciò che viene detto, ma senza riportare le altre ipotesi possibili che hanno - quanto questa - i loro sostenitori fra gli studiosi: non lo si dice perché l’ideologia ha bisogno di concetti chiari, e pazienza se la complessità del reale o l’onestà intellettuale debbono venir sacrificate.

Da questa definizione sorgono però delle domande.
Se questa è vita, qualunque microrganismo è vita ed allora perché non diventare tutti vegeteriani? O perché non, come gli Jainisti, girare con una benda sulla bocca per evitare di ingoiare anche solo un insetto?
Soprattutto, perché questa vita è da difendere ad ogni costo e tutte le altre vite, ben più “sviluppate”, che si perdono ogni giorno per la nostra indifferenza o addirittura con la nostra complicità, no?

Forse perché una gerarchia ecclesiastica che si “mette contro” su questi problemi non dà noia a nessuno, mentre se lo facesse con la stessa intensità su cose più concrete, come i sistemi politici ed economici, non sarebbe più così gradita a chi comanda?

Ancora, si parla di vita in questo senso nella Bibbia? No, di vita se ne parla solo rispetto a Dio che è vivo e vivificante, ma questo dato viene letto nell’ottica dell’Alleanza, dove al centro ci sono le persone concrete che stringono l’Alleanza con Lui.
Allora, forse, invece di usare questo concetto, che non dice niente ed è solo buono per gli slogan, non sarebbe meglio cominciare ad affrontare simili problemi proprio a partire dalla persone concrete che sono in questione? Non sarebbe questo un primo gesto che manifesterebbe l’essere dalla parte della vita e da cui tutte le altre riflessioni scaturirebbero in maniera più naturale?

L’altro esempio è quello del concetto di “diritto” usato per lo più dal fronte del Sì.
Credo che anche qui siamo in presenza di un concetto ideologico che viene sbandierato perché capace di chiamare a raccolta, ma senza che ci si preoccupi di riflettere sulle cose: per esempio, sui rapporti tra desideri e diritti (ogni desiderio tecnicamente realizzabile diventa un diritto?), sui costi sociali di certe scelte in un senso o in un altro (non in senso finanziario, ma in senso propriamente sociale e cioè delle conseguenze che i mutati paradigmi relazionali, identitari e familiari legati a diverse pratiche procreative porterebbero nella convivenza sociale) oppure se il nostro dibattito su questi diritti non sia un lusso tipicamente occidentale, indifferente al fatto che, mentre noi discutiamo di queste belle cose, un bel po’ di gente ha dei problemi ad avere anche solo acqua pulita o medicine per la malaria e la dissenteria.

Se, invece di questo scontro gridato, giocato sulle fobie di ciascun schieramento (“Ingerenze clericali!”, “Ce l’hanno con noi cattolici!”), sintomo di pigrizia mentale nell’affrontare i problemi in modo realistico ed onesto, si fosse colta - proprio perché sono problemi così difficili - l’occasione di un dibattito approfondito, onesto e rispettoso. senz’altro ora avremmo una legge migliore o, quantomeno, una consapevolezza più profonda e costruttiva della complessità delle questioni.
Questo sarebbe stato anche un modo di rendersi conto che c'è l'esigenza irrimandabile di costruire una convivenza sociale “con” e non “contro” (clericali o laicisti oggi, musulmani o stranieri domani) mentre quello che si vede è invece un alzarsi dei toni di uno scontro di cui nessuno ha bisogno.

Quello che ci troveremo, comunque vada a finire, è purtroppo un paese di anime belle, che hanno le mani pulite semplicemente perché hanno scelto di non avere le mani necessarie ad affrontare realisticamente i problemi, ma concetti astratti buoni solo per sentirsi a posto e per scagliarli contro chi la pensa diversamente.

2. L’astensione.
Se l’ideologizzazione delle questioni è segno di pigrizia, non c’è da stupirsi che la paura di un’ennesima sconfitta referendaria, dopo quelle su divorzio ed aborto, abbia invogliato Ruini, i vescovi o chi altro a cercare di sfruttare la naturale pigrizia delle persone ad andare a votare ai referendum - in quanto consultazioni su questioni spesso lontane o difficili da capire - a cui si aggiungerà una piccola percentuale di persone che si astengono perché ci hanno pensato e ne sono convinte ed un’altra, che non saprei quantificare, che non voterà semplicemente “perché lo dice la Chiesa”, che è comunque un’altra forma di pigrizia perché risparmia la fatica di una scelta consapevole.

Invece negli articoli riportati in Lucca 7 ci viene addirittura detto che porsi in una “posizione di testimonianza” ed andare a votare, per quanto sia fatto in buona fede, può risultare un gesto sbagliato, perché, aiutando a raggiungere il quorum, renderebbe un servizio a coloro che vogliono mutare la legge.

Allora, perché non ci domandiamo, invece, per quale ragione, se c’è il quorum, si è già così sicuri che quelli che sarebbero per il Si dovrebbero vincere?

Forse è perché sappiamo già che la gente, se vota in numero sufficiente, voterà diversamente da quello che i vescovi chiedono ed allora si preferisce che stiano a casa?

E’ perché questo ci darebbe l’ennesimo segnale che, se si tratta di riempire le piazze per papi vivi o morti la gente c’è, ma se si tratta di scegliere, dopo una riflessione fatta nella fede, ce n’è assai meno e di fronte a questa realtà preferiamo chiudere gli occhi?

Sia come sia, l’eventuale effimera vittoria sarà data dalla pigrizia e non dirà niente su quello che la gente davvero pensa.

Essa sarà, da una parte, l’ennesimo mattone alla chiesa che vive solo nelle anagrafi parrocchiali ma non nelle scelte della vita concreta, dall’altra darà ai nostri vescovi ancora un po’ di tempo in cui cullarsi nell’illusione che “la gente ci ascolta”.

Quanto a me, forse è superfluo dirlo, domenica a votare ci vado e spero che il Signore mi illumini nel votar bene, il che, dopo aver provato a chiarirmi le idee, credo che sia quello che, in quanto credente, sia giusto fare.

Daniele Silvestri
parroco di Vicopelago, Pozzuolo e Gattaiola - Lucca


mercoledì, 01 giugno 2005

Riflessioni sul "figlio a tutti i costi"

Senza un figlio non si muore, e si può vivere benissimo. C'è del bene da fare, posti da vedere, persone da conoscere e splendidi libri da leggere.

E nessuno, nessuno, nessuno, nessuno, nessuno, nessuno, nessuno a cui provare a mostrare quanto può essere bella la vita.

(Blast)



giovedì, 12 maggio 2005

Non lo sapevo, forse neppure voi.

I quattro referendum del 12 giugno, comunque, lasceranno in piedi quasi tutti i divieti della legge 40. Se passano i quattro sì, quindi, rimarranno vietati:

-L’UTERO IN AFFITTO (art. 12, sesto comma)
-LA FECONDAZIONE POSTERIORE AL DECESSO DEL PARTNER (art. 12 secondo comma)
-LE MAMME NONNE (art. 5 unico comma)
-A CLONAZIONE RIPRODUTTIVA (art. 12 settimo comma)
-L’EUGENETICA (art. 13 terzo comma ,lett. B)
-LA GENERAZIONE DI EMBRIONI PER FINI DIVERSI DA QUELLI DI PROCREAZIONE ASSISTITA (art. 14, secondo comma)
-LA FECONDAZIONE ETEROLOGA DI DONNE SOLE O DI COPPIE DI DONNE (art. 12 secondo comma)
-LA CREAZIONE DI EMBRIONI IN UN NUMERO SUPERIORE A QUELLO STRETTAMENTE NECESSARIO PER L’IMPIANTO (SIGNIFICA CHE SARA’ IL MEDICO A STABILIRE QUANTI , IN RELAZIONE AL TIPO DI PROBLEMA PER CUI SI PROCEDE (art. 14 secondo comma)
-LA COMPRAVENDITA DI CELLULE UOVO , DI SPERMATOZOI E DI EMBRIONI (art. 12, sesto comma)
- LA RICERCA CLINICA E SPERIMENTALE PER FINI DIVERSI DA QUELLI DI TERAPIA E DIAGNOSI UMANE (art. 13 primo comma).

Inoltre:

Questi divieti erano già previsti dal codice deontologico medico in vigore prima della legge (ed erano rispettati).
La coppia eterosessuale e stabile che avrà accesso alla fecondazione eterologa, comunque, non potrà in alcun caso disconoscere il figlio. Né il padre né la madre.


mercoledì, 04 maggio 2005

Ma non così!

Prima o poi a tutte noi scappa la voglia di farlo. Anche alle più pazienti, alle più innamorate, alle più altruiste.
Può essere stato l'ennesimo weekend pesante, l'ennesima aspettativa delusa, l'ennesima serata stanca, l'ennesima frecciatina al momento sbagliato.
O semplicemente la sana, vecchia, imprevedibile - ma anche no - PMS.

Allora ecco, il momento catartico... Scegliamo il destinatario, oppure, a volte, ci capita sottomano. Generalmente un'amica, una sorella, una collega. Può essere anche telematica la cosa, su un forum, una community, un blog.
Più comunemente è un rito collettivo, che ci libera, ci purifica.
Ognuna dice la sua, sotto sotto facendo a gara a chi la spara più grossa, a chi si lamenta un po' di più. Ma più in basso, laggiù laggiù, la segreta soddisfazione, "non sono messa poi così male".
Talora è una sola che si sfoga, si toglie il sassolino dalla scarpa, tira fuori tutto tutto.

Questi rituali tipicamente femminili, sono così frequenti da diventare abitudine, ma rafforzano amicizie, e fanno crescere la presunta "solidarietà femminile".
Hanno sempre due obiettivi le nostre lamentele. Così facili e prevedibili da diventare banali. Li so io, li sapete voi. Ci possono essere variazioni sul tema. Ma i principi della classifica sono loro: Uomini (o meglio il partner) e Donne (o meglio, molto meglio, la suocera).
Tutte noi donne in coppia già da un po' abbiamo dovuto sorbirci la serata pantofolaia, il weekend dai suoi, i "suggerimenti" della suocera.
Tutte noi abbiamo ingoiato rospi, fatto lamentini generici (TM) al compagno per dettagli importantissimi che sembravano ai suoi occhi insignificanti.
Tutte noi ci siamo tenute dentro cose che ci hanno insegnato a non dire.
Molte di noi queste cose le dicono eccome. Ai destinatari di cui sopra, nei momenti di cui sopra.

Certo ogni tanto ci piacerebbe fare un bell'outing premeditato, davanti a tutti gli amici di lui, i colleghi, i parenti, la suocera. Dicendo esattamente le cose da dire. Magari davanti a una bella platea in imbarazzo che non sa cosa replicare, paralizzata dallo sconcerto.
Saremmo certe di avere l'approvazione di tutte le donne - meno una, certo, lei, la Suocera - l'ammirazione degli uomini sarebbe meno certa, 'che li spaventeremmo, poverini.

Però ci sono dei però. Questi sogni ad occhi aperti li facciamo fumanti di rabbia dopo l'ennesimo weekend sbagliato, dopo l'ennesima serata in cui lui ronfa. Ma poi la rabbia sfuma. La prossima volta - ci ripromettiamo - non me ne starò zitta, ah no!
Solo io sono convinta che lo sfogo ci sta bene se e solo se viene così, d'impulso, come un torrente in piena che per magia trova le parole giuste, l'ars oratoria, la verve che servono alla causa e al momento?
Per Diana, NON con un discorso scritto su di un bigliettino, ampiamente premeditato, di cui nemmeno le tue figlie si stupiscono se in mondovisione sali su un palco e leggi il tuo bel discorsetto. Il senso ci sta tutto, ma il modo non stona?



martedì, 19 aprile 2005

Patatosa Confusa

Certe volte penso di parlare un po' troppo alla Patatosa, di cercare di chiarire aggiungendo particolari che confondono.

Sabato era in programma una gita da certi amici di Milano...

<Scena I, interno giorno, un bagno di una casa qualunque, nel corso di una tipica conversazione da vasino>

Cerco di prepararla.
"Tesoro, oggi andremo ad una festa di compleanno. Alla festa di Serena, a casa di Serena e Marco..."
"Seena, Macco!" risponde convinta.
Voglio aggiungere dei dettagli.
"Tutte queste persone hanno tanti nomi... Serena si chiama anche Lisa, Lisagialla!"
"No, Lisa'òssa!" sostiene inflessibile.
Che sia un'assonanza con la più famosa cappuccetto?

<Scena II, Interno automobile, di ritorno verso casa dopo la suddetta festa, in cui la Patatosa si è dimostrata molto socievole>

L'autoradio trasmette dei pezzi di classica, parte una celebre composizione per pianoforte.
"Amore, lo sai che questa 'canzone' (Chetty perdono!) si chiama 'Per Elisa' ?" 
"Pel Elisagialla!" la ribattezza la Patatosa.
Oh Cielo! La gente è colorata nell'immaginario patatosico! Cosa ho fatto??

<Scena III, Interno sera, sul salotto di casa la Patatosa mostra al Papi il suo libro preferito "La giornata dei bebè">

Sfoglia attentamente la pagina fino a trovare il suo personaggio preferito, dato che è così impegnata a risolvere la questione vasino. Elisa, una bimba coi codini che fa il bagnetto e sta tutta contenta a fare i bisognini.
"Elisagialla!" esclama tutta soddisfatta.

Patatosarosa cosa mi combini??? 



Go ahead, jump!

Saltando tutti insieme si può essere fautori di qualcosa?

I promotori del world jump day credono che in 600 milioni si possa spostare un'orbita.

Saltellare, saltellare, Oh! Oh!



martedì, 12 aprile 2005

You feel all right when you hear that music ring

Capita certe volte.

Capita in una piovosa mattina di aprile, uguale a tante altre piovose mattine di aprile, mentre insonnolita e meditabonda mi dirigo verso l'ufficio a bordo del grande elefante blu.

Capita che il lovin mi abbia allungato un cd di mp3 che ha provveduto a masterizzare tutta la sera sfruttando i migliori cd di casa. "Provalo".

Capita che cambi a caso gli album. No, la Primavera di Vivaldi stride con questa pioggia, Roxette troppo allegri... Dire Straits. Passo un paio di canzoni e poi... Bastano un paio di note.

Un paio di note e non sono già più qui. Come una magia che si ripete sempre uguale ma non cessa di stupirmi. Ho di nuovo sedici anni, sono di nuovo seduta con Sarah in un teatro di oratorio, ascoltando le prove di una delle tante band di adolescenti. Solo che non è una band qualunque, non per noi. Sono i Tensione.

So bene che adesso non sono nessuno, per noi lo erano. 6 ragazzi, jeans con risvolto, camicia a scacchi, maglietta degli Iron e il fisico giusto che ci vuole a diciassette anni per fare sognare adolescenti in crisi ormonale.

Sono di nuovo lì, con la vita davanti e Sarah al mio fianco e quello che sarà Offino sul palco, l'ultimo dei miei pensieri. Con Mauro che canta buffo e compreso nel suo ruolo, e Davide, immobile che accarezza la sua chitarra elettrica. Forse è un sabato d'aprile, forse di fine maggio. Di sicuro c'è aria di vacanza, di un estate piena di promesse che non saranno mantenute, di giornate libere da impegni e problemi. Pensieri che possono indugiare su progetti che spaziano dall'immediato al pazzesco.

Ma la sbarra si alza e si riabbassa al mio passaggio, parcheggio. No, non sono ancora pronta per tornare.

And says at last just as the time bell rings
'Thank you goodnight now it's time to go home'
and he makes it fast with one more thing
'We are the Sultans, We are the sultans of swing'

Gli occhi chiusi, l'assolo di chitarra vibra forte, intorno e dentro me. I Tensione stanno ancora suonando su quel palco.

Capita che basti una canzone.
 



mercoledì, 06 aprile 2005

Cardinality Show

Ci siamo, sta per andare in onda...

Prossimamente su questi schermi l'ultima frontiera del reality: "Il Conclave" . 

La Trama: 117 concorr... cardinali vengono rinchiusi, "cum clave" appunto, in una caaasa denominata Cappella Sistina, le cui sobrie decorazioni sono state studiate da un artista di chiara fama. Ogni giorno, più volte al giorno, saranno costretti a nominare - no, non nel famigerato confessionale, con un banale bigliettino - alcuni di loro per scegliere L'Eletto. Come da tradizione dei migliori Reality non potranno comunicare in alcun modo con l'esterno, banditi cellulari, internet, giornali, televisioni. Si ritorna alla cara vecchia stufa, con la quale i Cardinali potranno fare almeno due fumate al giorno.

Si prevede che il nuovo format sia seguito da milioni di persone nel mondo, anche se presumibilmente l'unica cosa che si potrà seguire dall'esterno sarà un comignolo immobile per la maggior parte del tempo, giornalisti farneticanti e profetizzanti, schede bibliografiche dei papabili - che purtroppo i telespettatori da casa non potranno votare via sms - exit poll e quotazioni degli allibratori.

A questo proposito è da dire che il cardinal Arinze, uno dei papabili, nel caso venisse eletto, realizzerebbe contemporaneamente le profezie di Nostradamus, di S. Malachia e dei Pitura Freska. Il fantomatico papa nero, penultimo prima della fine del mondo. Perfetto per movimentare lo show.

 



mercoledì, 30 marzo 2005

Juicy tubes - storia di un gloss -by Maela

Ok, è solo un gloss, volgarmente detto lucidalabbra.
No, è IL lucidalabbra.

Ok. Iniziamo così, allora.
Non è solo un volgare lucidalabbra, è il gloss, per eccellenza.

Ho sempre guardato i gloss con una certa diffidenza, gente.
Troppo vivo e, in qualche modo, struggente, il ricordo dei lucidalabbra da teen agers, quelli che si compravano in tabaccheria o che trovavi su “Ragazza In”, “Pupa” o “Cioè”.
Sì, è così. Oltre ad alimentare la mia giovane mente con letture di cotanta caratura, mi pregiavo di non perdere nessun numero speciale: quelli con i famigerati allegati. Si sprecavano le patch termoadesive con la facciona degli Wham o dei Duran Duran, i posteroni incubo delle pareti e di mia mamma, e gli agghiaccianti lucidalabbra alla frutta. Composti talmente chimici da risultare inalterabili nel tempo, giuro. Ne ho trovato uno ad anni di distanza, tolgo il tappino decorato da trashissime fragoline…beh, era lì, bello intonso, con il suo odore di poliuretano. Come se mi sorridesse. Terribile. Il passato che incombe. Un lucidalabbra alla fragola ti ricorda chi sei, da dove vieni. Ma non dove stai andando, ecco. Perché, sia chiaro, vorrei andare verso la mia brava schiera di Juicy Tubes.

Inutile dire che quando entro nella mia profumeria buttano i coriandoli, e i gestori si alternano in festose danze rituali celtiche. Tant’è. Loro mi dicono:”Sai dov’è la roba”, con un’occhiata di intesa. Io abbozzo un cenno del capo, poi mi tuffo. Ovunque. Per ore.

Per una perversa intuizione, i gestori hanno strategicamente posizionato i collectors Lancome e Lancaster proprio all’entrata. Non faccio quindi in tempo ad entrare che le fonti principali dei miei desideri sono lì, sulla soglia, ad attendermi.
La fila degli Juicy Tubes si staglia gloriosa davanti a me.

Ad aprire la pista nel mio tenero cuore fu il numero 19, Lychee, tanti altri vennero dopo. Le nuances sono 11 diverse, vanno dalla trasparenza assoluta a quelle più scure e coloranti. Li ho adorati subito, per la consistenza densa, che non cola dalle labbra oltre a non creare il buffo effetto vinile, ma che le sovrasta con una brillantezza tutta particolare, non invasiva.
Il packaging è molto informale, pur conservando l’aura di eleganza tipica della maison.
Per me sono come oggetti transizionali. Li tengo nella tasca della giacca, nella borsa, ma sempre a portata di mano, apposta per toccarli, il tubetto è morbido e accattivante. E poi sanno di frutta, ma davvero. Una copertina di Linus fatta cosmetico. Si sa, ognuno ha le sue manie.

S’è fatto tardi, mi sa che la profumeria chiude. Gli Juicy Tubes sono al loro posto. Io esco, profumata come una bagascia della Bruciata, con la solita sportina e l’immancabile massa di campioncini. Sì, ne ho comprato un altro, tanto l’avevate capito. Finirà nella borsa, tra le mani, sulle labbra, tra le mani, nella borsa e poi chissà dove.
E forse riapparirà, un giorno, magari lontano. Chissà se mi saprà dire, almeno lui, chi sono, da dove vengo e soprattutto dove cazzo sono poi andata.
Chissà.

Maela



martedì, 22 marzo 2005

Il giorno dell'acqua

Una giornata per ricordarsi di non sprecarla.

Il mitico google si adegua:

WaterDay



venerdì, 18 marzo 2005

La prova definitiva

E' cominciata l'altra metà dell'anno, quella dove qui dentro fa più freddo che fuori.

Fra poco tocca il cambio armadi.